Piorrea (Parodontite): sintomi, cure e mantenimento

La parodontite (spesso chiamata piorrea) è una malattia infiammatoria che colpisce gengive, legamento parodontale e osso. Può portare a recessioni gengivali, tasche parodontali e, nei casi avanzati, a mobilità e perdita dei denti. Il punto critico è che spesso non fa male: per questo è fondamentale una diagnosi precoce e un programma di mantenimento.

Segnali da non ignorare
  • Gengive che sanguinano durante lo spazzolamento o spontaneamente
  • Alito cattivo persistente, sapore sgradevole in bocca
  • Gengive arrossate/gonfie o che “si ritirano”
  • Sensazione di denti più lunghi, spazi che aumentano
  • Mobilità dentale o fastidio diffuso alle gengive

Gengive che sanguinano: quando preoccuparsi

Le gengive sane non dovrebbero sanguinare. Per ridurre l’infiammazione servono: igiene domiciliare corretta (mattina e sera) e igiene professionale regolare. Se il sanguinamento è frequente o persistente, è indicata una visita parodontale con misurazione delle tasche e valutazione radiografica.

Cos’è la piorrea (parodontite)

La parodontite provoca lo scollamento della gengiva e la formazione di tasche parodontali. In queste tasche i batteri possono spingersi in profondità, fino a coinvolgere l’osso (mascella o mandibola), causando riassorbimento osseo. Nei casi avanzati il dente può diventare mobile e comparire anche ascessi localizzati. Non sempre coinvolge tutti i denti: spesso inizia in alcune zone e può estendersi se non trattata.

La parodontite fa male?

In genere non dà dolore vero e proprio. I segnali più tipici sono sanguinamento, fastidio gengivale e alitosi. Proprio perché “silenziosa”, la diagnosi precoce è fondamentale.

Quando insorge: età e fattori di rischio

Può comparire a qualsiasi età, ma spesso si manifesta in modo più evidente dopo i 30–40 anni. Alcuni fattori possono aumentare il rischio o peggiorare l’evoluzione: fumo, diabete, familiarità, stress e igiene insufficiente.

Diagnosi: cosa valutiamo in visita

La diagnosi si basa su: sondaggio parodontale (per misurare profondità delle tasche e sanguinamento), valutazione clinica delle gengive e radiografie per analizzare l’osso. In base al quadro clinico viene costruito un piano di trattamento personalizzato.

Come si cura: terapia non chirurgica e chirurgica

Il primo passo è la riduzione della carica batterica con igiene professionale accurata, levigatura radicolare (curettage / scaling & root planing) in anestesia locale, trattamento del parodonto con laser Er:YAG, siggilamento del parodonto con laser Nd:YAG e biorigenerazione del parodonto con cellule staminali autologhe isolate dal sangue del paziente.

Se la terapia non chirurgica non è sufficiente, si possono indicare interventi di chirurgia parodontale (sempre in anestesia locale) per pulire in profondità e facilitare la riadesione dei tessuti. In casi selezionati si valutano anche tecniche rigenerative.

Rigenerazione dell’osso e impianti: cosa sapere

In alcune condizioni, l’osso perso può essere parzialmente recuperato con tecniche rigenerative o ricostruttive ma bisogna sottolineare che curando la parodontite l'osso non va a rigenerare - perciò, è importante fermare la parodontite quanto prima, per evitare esteso danno all'osso. Tuttavia, se il riassorbimento è importante, può ridurre la possibilità di eseguire impianti dentali senza procedure aggiuntive.

Dolore durante e dopo il trattamento

I trattamenti vengono eseguiti in anestesia locale e sono generalmente ben tollerati. Dopo la seduta, il fastidio è spesso lieve e gestibile; in molti casi è sufficiente un comune antinfiammatorio (se indicato dal dentista).

Dopo la terapia: mantenimento e prevenzione delle recidive

La parodontite richiede mantenimento. Dopo la fase attiva, servono controlli periodici (spesso ogni 3–6 mesi, in base al rischio) con igiene professionale mirata e rivalutazione delle tasche. A casa è fondamentale seguire le istruzioni su spazzolamento e pulizia interdentale. Anche il fumo può ridurre il successo della terapia: se possibile, è consigliato ridurlo o sospenderlo.

Parodontite e salute generale: perché dirlo al dentista

Alcune condizioni come diabete e fumo possono aumentare il rischio di parodontite e rendere più difficile il controllo dell’infiammazione. Se soffri di diabete, informa sempre il dentista: il piano di cura e la frequenza dei richiami possono essere personalizzati in base al tuo profilo di rischio.

Vuoi approfondire? Visita anche la pagina dedicata alla Parodontologia oppure scrivici da Contatti e preventivi. Puoi anche saltare direttamente alle FAQ sulla parodontite.

FAQ – Piorrea (Parodontite)

Quali sono i primi sintomi della parodontite (piorrea)?
I segnali più comuni sono gengive che sanguinano, arrossamento e gonfiore, alito cattivo persistente, recessione gengivale e sensibilità. Spesso non c’è dolore: una visita con sonda parodontale e radiografie è il modo migliore per fare diagnosi.
La parodontite si può guarire definitivamente?
È una patologia cronica: può essere trattata e mantenuta sotto controllo. Il successo dipende dalla terapia professionale, dall’igiene domiciliare corretta e dai richiami di mantenimento programmati.
Ogni quanto servono i controlli dopo la terapia?
Dipende dal rischio individuale (fumo, diabete, profondità delle tasche e storia clinica). In molti casi si consigliano richiami ogni 3–6 mesi, con controlli e igiene professionale mirata per prevenire recidive.
C’è un legame tra parodontite e diabete?
Sì. Un diabete non ben controllato può aumentare il rischio e la gravità della parodontite; allo stesso tempo, ridurre l’infiammazione gengivale con terapia e mantenimento può contribuire a migliorare il controllo metabolico in alcuni pazienti. Per questo è importante informare il dentista se si soffre di diabete.

MALATTIE DENTALI: PIORREA - PARODONTITE

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